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01 marzo 2022

Così è la vita, così è la morte

Perdere un genitore, un figlio, un fratello, un amico. Reagire al dolore. Trovare il proprio modo personale per esorcizzarlo.Vivere il lutto come un’esperienza che è parte della vita. Non negare, quindi, l’esistenza della morte.

Sono questi, elencati alla rinfusa, i pensieri che si rincorrono in due libri che analizzano il lutto attraverso punti di vista che si completano tra loro.

"La grande festa" di Dacia Maraini e "Così è la vita" di Concita De Gregorio, già dal titolo, suggeriscono quello che le due autrici vogliono comunicare attraverso le loro pagine: la morte è parte naturale della vita stessa e va rispettata (e vissuta) come tale.

12 gennaio 2022

Chernobyl 2: Io, Francesco Matteo Cataluccio e Svetlana Aleksievic

Nell'aprile del 1986 avevo quattro anni. Abitavo in Ulica Bonerowska a Cracovia, a 862 chilometri da Chernobyl.
Difficile partire dai miei ricordi, perché sono pochi e forse non nitidi. Tuttavia, nel corso degli anni, si sono uniti a quelli reali di mamma, nonna e altri parenti, quasi a creare una coscienza comune e un'idea unica a proposito del disastro. Io qualcosa però ricordo, ad esempio il mio ricovero in ospedale, dopo l’esplosione del reattore, per una violenta forma di tracheite che mi ha accompagnato fino all’età di dieci anni.

Mia madre e mia nonna però si ricordano molto. Si ricordano che l’avviso di non mangiare frutta e verdura, e non bere acqua dal rubinetto, è arrivato tardi. Troppo tardi. Si ricordano dell’amica di mia mamma, che ha partorito a luglio una bambina con i denti neri. Si ricordano del ritorno del tumore di mia nonna. Si ricordano di quali effetti ha avuto il disastro sulla loro tiroide. Si ricordano che lo iodio era difficile da trovare se non avevi in famiglia un dirigente del partito. Si ricordano storie, si ricordano volti, e si ricordano che nessuno – ma proprio nessuno – è uscito completamente sano da quel periodo.
A Cracovia, l’attività radioattiva al suolo arrivò fino a 360.000 Bq/m2. Il valore massimo in una situazione normale è circa 150 Bq/m2.

Quando ho pubblicato per la prima volta queste parole, una persona mi ha attaccato nei commenti. Dal calduccio della sua casetta, e senza aver vissuto nei paesi dell'Est in quel periodo, riteneva il mio articolo una "storia della nonna perfetta attorno a un camino". Perché? Perché i dati ufficiali  raccontavano (e raccontano) altro.

A distanza di cinque lunghi anni, finalmente posso suggerire a questo indimenticabile personaggio di farsi una cultura con due letture molto complete e obiettive. Non scritte da mia nonna, ma da due autori che forse riterrà più autorevoli di me. Parlo di "Chernobyl" di Francesco M. Cataluccio e "Preghiera per Cernobyl'" di Svetlana Aleksievic. 

Il primo è un romanzo di memorie che ci svela la storia di quel luogo abbandonato e del suo popolo. Ci consente, in poche parole, di dare un'identità e un carattere ai luoghi del disastro e alla sua gente, che tanto ha dovuto soffrire anche prima del 26 aprile 1986.
"Chernobyl" è un racconto di viaggio che parte nel 1193 e arriva fino ai giorni nostri, per aiutarci a capire cos'era quest'angolo del mondo e perché fu eletto per sperimentare la cancellazione del diritto di narrare la propria storia.


Nel suo straordinario libro, Cataluccio in due occasioni cita Svetlana Aleksievic, giornalista ucraino-bielorussa che ha raccontato la tragedia nel suo "Preghiera per Cernobyl'". E allora, visto che un libro apre sempre un altro libro, l'ho letto. Anzi, l'ho vissuto, perché il libro della Aleksievic ti porta lì, tra questi sopravvissuti a metà. 

"Preghiera per Cernobyl'" è un intenso libro di dialoghi, dove emerge tutta la cruda realtà di quello che noi possiamo solo immaginare. A parlare sono persone di ogni estrazione sociale: contadini, soldati, pompieri, madri, docenti universitari, liquidatori, cineoperatori, medici, ingegneri, storici, mogli, insegnanti, credenti, atei e, soprattutto, tantissimi devoti alla "religione comunista".
Voci solitarie che finalmente possono narrare senza paura dei loro morti e dei figli malati, delle risposte che non hanno ricevuto, dei corpi che non hanno potuto seppellire e delle bugie del governo. Sono storie diverse, ma nessuna di queste ha un finale felice. Perché Chernobyl ha avvelenato le loro vite e il loro tempo. E anche il nostro tempo.

12 dicembre 2021

La famiglia Karnowski e la bella Signora Seidenman


Uno è un libro accolto dai lettori con grande entusiasmo. L’altro è un romanzo che pochi conoscono. Uno è firmato da uno scrittore polacco e autore yiddish. L’altro è stato scritto da un autore polacco molto legato al mondo yiddish.

Entrambi parlano della condizione ebrea, entrambi raccontano le vicende di più voci e hanno come importante elemento caratterizzante la storia passata e il valore del tempo che scorre.
Entrambi, e questa è la cosa fondamentale per chi ama i libri, ti rapiscono in una lettura coinvolgente e, allo stesso tempo, ricca e interessante.

La famiglia Karnowski di Israel J. Singer, fratello minore del Nobel per la letteratura Isaac B. Singer, è un romanzo profondo dalla trama affascinante che ti cattura nel suo vortice di parole ed emozioni dalla prima all’ultima riga.
La famiglia Karnowski è un romanzo grande, un’opera quasi classica. Una meravigliosa saga familiare che attraversa decadi e paesi raccontando la storia di una famiglia ebrea.
Dalla Polonia a Berlino fino ad arrivare in America, Singer ci accompagna alla scoperta della storia di tre generazioni profondamente diverse e in contrasto tra loro.
Il percorso è ricco di spunti di riflessione che hanno come tema principale modi diversi di essere ebrei, la loro relazione con la storia e, più in generale, il rapporto tra generazioni.
Un affresco familiare meravigliosamente dipinto con le parole di cui è stato detto tutto, quindi va semplicemente letto.

La bella signora Seidenman è invece un libro del polacco Andrzej Szczypiorski. Un romanzo ricco e bellissimo, attraverso il quale lo scrittore riesce a raccontare in modo magistrale tutto il dramma del suo paese. Dramma iniziato a partire dalla seconda guerra mondiale (il romanzo, in polacco, si chiama infatti Poczatek che significa “inizio”).
L’ambientazione è spietata: Varsavia, 1943. La protagonista è invece un’affascinante donna ebrea, Irma Seidenman, che si ritrova a vivere in un periodo storico crudele. Denunciata da un delatore ebreo, scoprirà che salvarsi può significare anche rinnegare se stessi.
Attorno alla storia di Irma si tessono i destini e le vicende di altri personaggi. Ognuno con i suoi comportamenti, il suo modo di vedere il mondo e un diverso ruolo in quello che fu un periodo storico feroce e tragico. Szczypiorski costruisce in modo magistrale e minuzioso le personalità di questi “co-protagonisti”, tanto che alla fine diventano espressione delle complessità della realtà e dell’incapacità di porre una netta distinzione tra bene e male.
Se la bella signora Seidenman è un racconto coinvolgente e ricco non è solo per la sua storia e la sua raffinata e ricca scrittura, ma per la capacità dell’autore di trascendere il periodo in cui si svolge la storia.

Nella famiglia Karnowski il fattore tempo è raccontato attraverso il susseguirsi delle generazioni. Szczypiorski, con sapiente maestria, sceglie invece di aprirci piccole finestre sul futuro che ci permettono di intravedere le sorti dei personaggi e del mondo intero. Un espediente narrativo di rara maestria che dona al romanzo un ampio respiro storico.

08 novembre 2021

Le voci di Svetlana Aleksievic

Sono voci. Alcune gridano, altre sussurrano. Alcune sono rotte da un piano dell'anima, altre ancora vibrano di una rabbia che non trova sfogo e di un disgusto inarrestabile.
Piangono non solo su un passato tormentato, ma anche su un presente che ha deluso ogni aspettativa. Piangono perché, per molti motivi, il presente è peggio del passato.

Questo è il "Tempo di seconda mano" di Svetlana Aleksievic, la descrizione della vita in Russia dopo il crollo del comunismo. Un libro che ti ferisce nel profondo, ti blocca il respiro, chiama le tue lacrime.

Come in "Preghiera per Chernoby'", anche in queste pagine Svetlana racconta un dramma corale raccogliendo storie, documenti, interviste, appunti. Tutte diverse, ma ugualmente toccanti.

Non c'è speranza in questo libro, e nemmeno belle storie a lieto fine. La stessa lettura deve procedere lentamente, a piccole dosi, in modo da non essere risucchiati in questo amaro vortice.

C'è tanto dolore in questo libro. Un dolore che però, se ben capito e interpretato, può essere una lezione utile per analizzare la realtà odierna, per accrescere la nostra capacità di analisi critica e il nostro bagaglio culturale, che è fondamentale per orientarsi nella giungla degli avvenimenti moderni.

E la scrittura? È spietata, asciutta, vera, con un sapiente uso della punteggiatura e delle pause, che arricchisce di emozione ogni singola testimonianza, quasi tutto il libro fosse un malinconico spettacolo teatrale.


17 febbraio 2021

Quando tutto diventò Blu

Quando finisco un libro particolarmente bello, spesso lo associo a un aggettivo. È il mio modo per sintetizzare il volume appena chiuso e definirne l'essenza. È un'illuminazione, un'associazione mentale improvvisa, una pratica che mi aiuta a riordinare le idee e le emozioni suscitate dal racconto.
È capitato anche con "Quando tutto diventò blu", graphic novel del bravissimo Alessandro Baronciani.

19 aprile 2017

Intervista a Laura Scarpa del blog "caffè a colazione"



Straordinaria, precisa, sempre interessante. Questa è Laura Scarpa, fumettista e illustratrice italiana che da anni incanta il pubblico con il suo blog "Caffè a colazione". Le sue creazioni, rappresentazione perfetta della meravigliosa potenza e magia del disegno manuale, offrono sempre uno spunto per sognare o riflettere. Ho avuto il piacere di intervistarla. Ecco cosa mi ha raccontato.

21 marzo 2017

Due volte a settimana di Ernesto Valerio, storie di vite, memorie, oggetti

Foto sbiadite, lettere, cappotti vecchi, barattoli e barattolini, orologi, ricevute e tanti, tantissimi, documenti. Gli oggetti hanno memoria?

Secondo lo scrittore Ernesto Valerio la risposta è sì. Ogni oggetto assume un significato nel momento in cui entra in contatto con una vita e diventa davvero testimone di relazioni, abitudini, situazioni, gioie e dolori.

Questo è il tema di "Due volte a settimana", libro che racconta la storia e le storie di Elio, giovane uomo che ha trasformato la ricerca di oggetti usati in lavoro.
Elio è uno "svuota cantine", un amante del vintage, un assiduo frequentatore di mercatini. Uno di quei personaggi, chiamati in America "Junker", che possiamo trovare in molte trasmissioni tanto di moda in questo momento.
Ma, più di tutto, Elio è un ricercatore e custode di memorie passate. Maneggia oggetti abbandonati e storie, che scopre e riporta alla luce. E torna sempre a casa carico di cose, persone, impressioni.

01 febbraio 2017

La parte migliore del giorno di Philippe Delerm

La parte migliore del giorno di Philippe Delerm è un curioso libricino di 155 pagine che ho ricevuto in dono da un collega tanti anni fa, prima che Mindfulness, Yoga e Pilates diventassero pratiche comuni e gettonatissime.
Ad accompagnare questo gradito regalo un biglietto che mi augurava di scoprire il piacere della lentezza, quando ancora la lentezza non era un concetto fondamentale per sopravvivere a una società sempre più veloce e schizofrenica.