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11 settembre 2016

Quattro undici settembre



Al di là delle opinioni, dei misteri e delle teorie, l'11 settembre è una data che rimarrà impressa nella nostra memoria per sempre. Perché, come capitato anche a Parigi, Istanbul e Londra (solo per citarne alcuni), a pagare il prezzo più alto sono state le persone comuni.
Molti sono gli scrittori che hanno scelto questo tragico avvenimento per dar vita a storie complesse e toccanti. Quelli che (personalmente) ritengo valga la pena di citare sono Gabriele Romagnoli con "Un tuffo nella luce", Jonathan Safran Foer con "Molto forte, incredibilmente vicino", Don De Lillo con "L’uomo che cade" e Paul Auster con "Follie di Brooklyn".

08 maggio 2016

Confessioni di un sicario dell'economia


Come si fa a ribellarsi a un sistema che sembra darci una casa, cibo e vestiti, elettricità e assistenza sanitaria, pur sapendo che quel sistema crea anche un mondo dove ventiquattromila persone muoiono di fame ogni giorno e altri milioni ci odiano?

Alcuni libri ci intrattengono, altri ci fanno viaggiare con l’immaginazione, altri ancora ci raccontano storie di vita da cui possiamo trarre spunti e insegnamenti utili per affrontare i problemi quotidiani.
Esistono però dei libri che nascono per aiutare il lettore a interpretare il mondo che lo circonda e, soprattutto, sviluppare opinioni personali in grado di farlo vivere con più consapevolezza.

Il libro di John Perkins appartiene a questa categoria. “Confessioni di un sicario dell’economia” è un testo lucido, chiaro e semplice, capace di mantenere viva l’attenzione del lettore dalla prima all’ultima riga.
Non è un’opera per chi ama i complotti, ma un diario mozzafiato che racconta una verità pesante. Una realtà che facciamo finta di non vedere perché anche noi siamo ancora succubi dell’apparenza e schiavi del “sogno americano“.

Attraverso una scrittura fluida e lucida, e allo stesso tempo chiara, John Perkins espia le colpe del suo passato denunciando quello che ha fatto e visto e raccontando al mondo la sua vita “da sicario”.

I sicari dell’economia americani, di cui John Perkins faceva parte, sono professionisti che, attraverso previsioni economiche per lo più falsificate invogliano i leader di diverse nazioni (in passato Iran, Indonesia, Panama e Arabia Saudita) a dar vita a grandi e ambiziosi progetti “di sviluppo”.

Fingendo di voler esportare la loro democrazia, la loro cultura e il loro stile di vita (come ha raccontato anche Massimo Fini nel Vizio Oscuro dell’occidente) gli Stati Uniti convincono i leader dei paesi che considerano “sottosviluppati” a chiedere prestiti che non saranno mai in grado di restituire.
Chi si rifiuta di cedere alla trasformazione del suo paese in clone del “americano” viene, semplicemente, eliminato. Chi accetta diventa “colonia”.

In sintesi,  i “sicari” sono gli esecutori di un progetto che ha come obiettivo il trasformare gli USA in impero mondiale. Ma la sintesi non basta per spiegare appieno tutti i meccanismi di questo sistema, quanti orrori nasconda e cosa possiamo fare noi per cambiarlo. Per avere queste informazioni bisogna leggere l’intero libro.

Confessioni di un sicario dell’economia è un libro molto difficile da digerire. Un “Gomorra” americano. Con la differenza che, mentre in Italia conosciamo benissimo il potere delle mafie e siamo consapevoli della sua presenza, nel libro di Perkins è raccontata una storia che troppi non hanno sentito o non vogliono sentire.

13 aprile 2016

Stoner di John E. Williams

Di Stoner mi ricorderò l’intensa gioia del protagonista quando entrò in contatto per la prima volta con il mondo della letteratura; il profumo delle biblioteche, delle aule e dei libri; il senso di libertà provato durante ogni lettura.

Ricorderò anche la profonda onestà, goffaggine e purezza del protagonista, il suo essere "un buono"; la sua resistenza alle avversità; i suoi fallimenti, la sua capacità di restare sempre fedele a se stesso.

Ricorderò la bellissima relazione con  Katherine, quieta, ma profonda; la cattiveria insita nel cuore degli invidiosi e i pettegolezzi, che possono distruggere una vita.

Ricorderò la scrittura pacata e leggera; i continui naufragi del protagonista e l’arrivo in un porto sicuro, e porterò via con me l’idea che i libri possano davvero diventare un punto di riferimento per l’intera vita.

Di Stoner mi ricorderò la sua capacità di essere un libro perfetto in ogni dettaglio, e un protagonista affascinante. Perché Stoner è un libro, ed è anche un personaggio che vorresti abbracciare, salvare, consolare, scuotere. Un personaggio da ricordare, senza ombra di dubbio.

10 aprile 2016

Una cosa divertente che non farò mai più

Sono due le vacanze che non farei mai: una è quella che mi vedrebbe chiusa tra le quattro mura di un villaggio turistico, l’altra una crociera.

La stesse motivazioni per cui non salirei mai a bordo di una nave da crociera, le ho ritrovate in un testo inaspettato: il divertentissimo libro di David Foster Wallace, “Una cosa divertente che non farò mai più“.

Siamo nel “lontano” 1995 e la rivista Harper’s commissiona al futuro autore di “Infinte Jest” un reportage su una settimana di crociera ai Caraibi. Il risultato è un libricino tanto piccolo quanto ricco e pungente.

“Una cosa divertente che non farò mai più” – e già il titolo anticipa gran parte del contenuto del libro – è un’esilarante e dettagliata cronaca in cui emerge tutto lo spirito di David Foster Wallace: la sua ironia, il suo cinismo, la sua bravura come scrittore, e anche la sua visione del mondo.

Lo sferzante racconto della settimana in crociera, nonché le maniacali note a piè pagina tipiche dello scrittore, ci regalano una perfetta sintesi del meraviglioso mondo di quelle vacanze dove divertirsi non è un obiettivo o una speranza, ma un obbligo.

Dai tipici comportamenti del turista americano alle ossessive premure di un equipaggio educato a coccolare i passeggeri, lo scrittore dà vita a un’analisi socio-psicologica che ha come protagonisti personaggi memorabili e situazioni disperatamente comiche. E, attraverso quest’accurata riflessione su una vacanza “allucinata”, l’autore partorisce una lucida riflessione sul turismo di massa, sull’uomo contemporaneo e sulla “fruizione passiva di un divertimento”.

In una crociera non c’è infatti spazio per la scelta, per le opinioni e per il proprio personale divertimento. Tutto è già organizzato, costruito e deciso. Da altri. Ai passeggeri non resta quindi che lasciare a casa il loro ruolo di partecipanti per trasformarsi in spettatori di una situazione preparata ad hoc da terzi.

Tra momenti di ilarità pura, risate e alcuni sorrisi a denti stretti, il libro si trasforma nell'analisi più attuale e vera di un fenomeno ancora vivo e vegeto. Perché nulla è cambiato nel mondo delle crociere, la finzione è ancora tutta lì.

08 aprile 2016

Purity di Franzen, dalla A alla Z


A
mori, a volte sereni, a volte impetuosi; Battaglie civili; Coscienza sporca; Demoni; Errori; la Famiglia, secondo Franzen; Un viaggio nella Germania dell'Est; Hacker e Ideologie; Legami, da mantenere o da recidere; Moralità; Nevrosi; Odio; PURITYQuesiti senza risposta; Responsabilità; la Scrittura, in tutto il suo splendore; Totalitarismi; l'Umanità e le sue mille facce; Verità; Web, Xenofilia, YTIRUP; Zavorre emotive.

07 marzo 2016

Nel paese delle ultime cose di Paul Auster



A raccontare il futuro della società ci avevano già provato Orwell con il suo “1984”, Aldous Huxley con “Il Mondo Nuovo” e Ray Bradbury con “Fahrenheit 451”. E tutti e tre sono stati premonitori.
In tempi più recenti, ci ha provato anche Paul Auster, scrittore americano conosciuto soprattutto per la sua “Trilogia di New York”.

“Nel paese delle ultime cose”, suo romanzo del 1996, ha come protagonista Anna, giovane donna che si reca in un paese sconosciuto e innominabile in cerca del fratello giornalista misteriosamente scomparso. È lei che racconta la storia sotto forma di lettera destinata a chi è rimasto nel “mondo normale”.

Caratterizzato da un’atmosfera carica di crudeltà e dramma, il paese delle ultime cose toglie il cibo e regala violenza, lascia vivere le persone per strada in condizioni disumane. Qualcuno si lascia morire, altri vengono ingiustamente assassinati.

In questa terra glaciale e brutale, simile a un moderno inferno dantesco, cose e persone semplicemente si estinguono. Infatti tutto, giorno dopo giorno, sparisce e cade nell’oblio senza che nessuno possa anche rendersene conto o ricordarsi della passata esistenza.

Tutto è precario, e l’unica cosa certa che rimane la morte.

La scrittura stessa di Auster diventa man mano sempre più claustrofobica, asciutta, ridotta fino a scomparire. Come uno dei personaggi costruisce barche da mettere in bottiglie di vetro sempre più piccole, così i sentimenti e anche il coraggio di raccontare le efferatezze che circondano i protagonisti si rimpiccioliscono man mano fino a scomparire.

Un sentimento che possiamo ritrovare anche nel contemporaneo, dove comportamenti senza valori a cui assistiamo ogni giorno non trovano quasi più parole per essere descritti.
Nel Paese delle Ultime cose, la speranza viene promessa e poi continuamente distrutta, e con essa la dignità, i valori e l’individuo stesso.
Ed è così che il romanzo si trasforma in un’analisi preoccupante della società odierna che racconta la disgregazione e la precarietà dell’esistenza umana.

Poche pagine ma un’intensità coinvolgente. Da leggere con attenzione.

31 gennaio 2016

La famiglia secondo Jonathan Franzen e Alice Munro

Da un lato c’è Alice Munro, dall’altra Jonathan Franzen. Lei è canadese, lui è americano. Lei è una donna, Lui è un uomo.
Entrambi raccontano i lati oscuri delle famiglie.
Entrambi ci spiegano come a volte non esistano correzioni ai legami familiari.
Cosa mi consente di paragonare l’autore de “Le Correzioni” alla creatrice di “Nemico, Amico, Amante”?
Una cosa sola: la sensazione provata del leggere i loro libri.

In “Nemico, Amico, Amante”, romanzo di Alice Munro composto da nove racconti, si raccontano nove rapporti umani.
Storie semplici, quotidiane, chiare, ma allo stesso tempo intense e a volte drammatiche, come solo possono essere i rapporti affettivi all'interno delle famiglie.
Incomprensioni, incompatibilità caratteriali, scelte di vita diverse, tradimenti, l’effetto di una malattia sugli equilibri dei rapporti: nessuna trama da fuoco d’artificio, nessuna storia fantascientifica, solo tematiche normali e la realtà della natura umana nuda e cruda.

Emozioni che rimandano proprio a “Le Correzioni” (e anche a “Libertà”) di Jonathan Franzen.
Un meraviglioso libro corale per la forma, ma non corale nel contenuto. Ogni personaggio del romanzo – la coppia Albert ed Enid, i figli Chip, Gary e Denise – è infatti solo, con il suo malessere e i suoi problemi. E l’imposizione di un ultimo pranzo di Natale insieme non cambia e non accenna a far superare i rapporti tesi e problematici all'interno e fuori della famiglia.

Sono questi i lati più veri dei romanzi: comprendere i limiti dei rapporti familiari e accettarli.
I finali di entrambi i libri possono disorientare i più felici, ma sono veri. Dicono quello che spesso nel mondo d'oggi fa parte dell'indicibile.

Le situazioni a volte non solo non possono cambiare, ma l’infelicità insita nei rapporti familiari potrebbe non essere sanata, anzi è spesso sbagliato pretendere che lo sia.